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Breve dimostrazione logico-aprioristica del principio di non-aggressione

Giovanni Birindelli

11/7/2023 (Ultimo aggiornamento: 16/7/2023)

Audio (AI):

Qui riassumo all'estremo la dimostrazione logico-aprioristica del fatto che il principio di non-aggressione è l'unica possibile regola coercitiva che non viola il principio di uguaglianza davanti alla legge, e che quindi è non-arbitraria.

 

In altre parole, qui dimostro logicamente che il rispetto del principio di uguaglianza davanti alla legge è una condizione non solo necessaria per la non-arbitrarietà di una regola coercitiva, ma anche sufficiente; e che il principio di non-aggressione è l'unica regola coercitiva logicamente possibile che soddisfa questa condizione.

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Una regola coercitiva è una regola la cui violazione giustifica, in un particolare sistema giuridico (quale che sia), il ricorso alla coercizione fisica. Quest'ultima può essere diretta (p. es. incarcerazione) o di ultima istanza (p. es. sanzione amministrativa o pecuniaria).

Le regole coercitive possono essere positive o negative.

Una regola coercitiva positiva stabilisce cosa Tizio deve fare, e prevede una sanzione se Tizio non la rispetta.

Una regola coercitiva negativa stabilisce cosa Tizio non deve fare, e prevede una sanzione se Tizio non la rispetta.

Solo le regole coercitive sono rilevanti per la teoria della giustizia o della libertà. Solo queste infatti prevedono un'imposizione alla quale, in un determinato sistema giuridico, non è possibile sottrarsi legalmente.

Il principio di uguaglianza davanti alla legge è un concetto logico. Esso stabilisce che le stesse regole coercitive devono essere applicate a tutti allo stesso modo, senza alcuna eccezione.

 

La disuguaglianza legale consiste nell'applicare le stesse regole coercitive a persone (o a organizzazioni) che appartengono alla stessa categoria, ma regole coercitive diverse a persone (o a organizzazioni) che appartengono a categorie diverse. Il privilegio statale, in particolare, implica che l'organizzazione che chiamiamo "stato" possa compiere legalmente azioni che, se compiesse chiunque altro, sarebbero perseguite come crimini (basti pensare all'imposizione fiscale). La disuguaglianza legale e, in particolare, il privilegio statale, violano per definizione il principio di uguaglianza davanti alla legge.

Tutte le regole coercitive positive violano necessariamente il principio logico di uguaglianza davanti alla legge, e quindi sono arbitrarie. Infatti, necessariamente e come minimo, esse implicano che qualcuno abbia il diritto di compiere un'azione particolare che altri non hanno il diritto di compiere: violare per primo la proprietà di altri (nello specifico, mediante l'applicazione di una sanzione*).

Per esempio, la regola coercitiva positiva "tutti devono iniettarsi un farmaco sperimentale" implica che ci sia qualcuno (p. es. lo stato) che abbia il diritto di violare per primo la proprietà altrui mediante una sanzione ("per primo" perché il non inettarsi un farmaco sperimentale non è una violazione della proprietà altrui).

Le regole coercitive negative possono anch'esse violare il principio logico di uguaglianza davanti alla legge e quindi essere arbitrarie. Infatti, esse possono implicare che qualcuno (a differenza di altri) abbia il diritto di violare per primo la proprietà altrui, p. es. mediante l'applicazione di una sanzione.

Per esempio, la regola coercitiva negativa "nessuno deve uscire di casa" implica che ci sia qualcuno (p. es. lo stato) che abbia il diritto di violare per primo la proprietà altrui mediante una sanzione ("per primo" perché l'uscire di casa non costituisce di per sé una violazione della proprietà altrui).

Tuttavia, logicamente può esistere una sola regola coercitiva che non implica la violazione del principio di uguaglianza davanti alla legge, e che quindi non è arbitraria. Questa regola coercitiva è negativa ed è quella in cui l'azione che è vietata è proprio l'azione particolare che, in tutti gli altri casi, fa scattare la violazione del principio di uguaglianza davanti alla legge: violare per primi la proprietà di altri.

La regola coercitiva negativa "nessuno deve violare per primo la proprietà di altri", pur implicando il diritto alla sanzione, non implica la violazione del principio di uguaglianza davanti alla legge. Infatti, in questo caso specifico (a differenza che nei casi precedenti), per costruzione, l'applicazione della sanzione non costituisce una violazione iniziale della proprietà altrui. Di conseguenza, l'applicazione della sanzione non presuppone che qualcuno, a differenza di altri, abbia il diritto di violare per primo la proprietà altrui. In altre parole, l'applicazione della sanzione non implica che qualcuno abbia il diritto di compiere azioni che altri non hanno il diritto di compiere, in particolare sanzionando persone che non hanno violato la proprietà di altri. Al contrario, in questo caso l'eventuale sanzione sarebbe in risposta alla violazione iniziale della proprietà di altri da parte di colui (o di coloro) a cui la sanzinoe è applicata.

Per esempio, supponiamo che Tizio estorca del denaro a Caio, che questo fatto sia accertato da un giudice terzo*** e che qualcuno (per esempio la società privata a cui Caio ha delegato la difesa dei suoi diritti di proprietà, oppure Caio stesso) applichi una sanzione a Tizio**. In questo caso, a differenza dei casi precedenti, la sanzione non sarebbe una violazione inziale della proprietà di Tizio ma una risposta a una sua violazione iniziale della proprietà di Caio. Quindi, in questo caso, la sanzione non implicherebbe la violazione del principio di uguaglianza davanti alla legge. In particolare, non implicherebbe che qualcuno possa compiere legalmente azioni che altri non hanno il diritto di compiere: nello specifico, violare per primo la proprietà altrui.

Se la violazione iniziale della proprietà di altri la chiamiamo "aggressione", allora la regola coercitiva negativa "nessuno può violare per primo la proprietà di altri" possiamo chiamarla principio di non-aggressione.

Abbiamo così dimostrato che il principio di non-aggressione è l'unica possibile regola coercitiva che è logicamente compatibile col principio di uguaglianza davanti alla legge. In altre parole, che il principio logico di uguaglianza davanti alla legge è non solo una condizione necessaria per la non-arbitrarietà di una regola coercitiva, ma anche sufficiente. E che il principio di non-aggressione è l'unica regola coercitiva che soddisfa questa condizione.

Le implicazioni sono enormi. Un'implicazione, per esempio, è che se qualcuno è a favore del principio di uguaglianza davanti alla legge (p. es. condanna le leggi razziali o la schiavitù anche sulla base di questo principio) e allo stesso tempo è anche a favore dell'imposizione fiscale, o più in generale dell'interventismo statale in qualsiasi forma e misura, allora egli si sbaglia oggettivamente. Infatti, si contraddice logicamente, come uno che volesse il burro e allo stesso tempo il denaro del burro.

Un'altra implicazione è strategica. Se il principio di uguaglianza davanti alla legge è una condizione necessaria e sufficiente per la non-arbitrarietà di una regola coercitiva, e se il principio di non-aggressione è l'unica regola coercitiva che soddisfa questa condizione, allora la verifica del fatto che una regola coercitiva violi o meno il principio di non-aggressione può essere fatta automaticamente da un software. Infatti, per verificare la violazione o meno del principio di non-aggressione (e quindi l'arbitrarietà o meno di una regola coercitiva), basta verificare che tale regola coercitiva violi il principio di uguaglianza davanti alla legge. Essendo questo, tuttavia, logico e binario (nel senso che esso può essere rispettato o meno: non ci sono "terze vie"), tale verifica è in linea di principio molto semplice. Al punto che può essere fatta automaticamente da un software. Questo rende possibili nuove strategie di libertà. In particolare, rende possibile applicare nel campo della legislazione, la strategia che è stata applicata con successo nel campo del denaro con Bitcoin (vedi qui).

 

 

NOTE

(*) Qui considero naturalmente sanzioni che sono applicate unilaterlamente da un'organizzazione (p. es. dallo stato) al di fuori dello scambio volontario.

(**) Quella del tipo di sanzione e del suo ammontare è una questione diversa. Una cosa infatti è la dimostrazione logica del fatto che il principio di non-aggressione è l'unica regola coercitiva non-arbitraria logicamente possibile, e una cosa completamente diversa e separata è la definizione dell'eventuale sanzione per coloro che violano questa regola.

(***) "Terzo" non vuol dire necessariamente "statale". Anzi: in tutte le materie che lo riguardano (p. es. quelle fiscali, quelle amministrative, quelle costituzionali, ecc.) il giudice statale, dovendo decidere sul fatto che le regole coercitive arbitrarie dello stato siano state violate o meno, per definizione non è mai "terzo".

NAPG. Birindelli
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